La parola del Vescovo


PIER GIORGIO MICCHIARDI - Vescovo di Acqui

                

 

DIOCESI DI ACQUI



LETTERA PER L’ANNO PASTORALE 2011 – 2012


“CONVOCATI DALL’AMORE DI DIO”





Carissimi,

nel periodo successivo alla solennità della Pasqua, che quest’anno si è celebrata a primavera inoltrata (24 aprile), i libri della preghiera ufficiale della Chiesa ci hanno ripetutamente richiamato la seguente frase contenuta nella seconda lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “L’amore del Cristo, infatti, ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti … perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro”.
Affermazioni che fanno riflettere sul fatto che la nostra esistenza è sostenuta dall’amore del Signore, amore che, addirittura, ci possiede e ci spinge a corrispondervi con generosità.
Nei testi delle preghiere del tempo pasquale mi ha colpito, pure, l’insistenza con cui si chiede al Signore di aiutarci a percorrere il cammino della nostra esistenza terrena non dimenticando la meta finale, cioè la comunione eterna con Dio. Cito, al riguardo, una delle tante preghiere ricordate: “Dio onnipotente ed eterno, che nel battesimo ci hai comunicato la tua stessa vita, fa che i tuoi figli, rinati alla speranza dell’immortalità, giungano con il tuo aiuto alla pienezza della gloria”
A noi, che siamo normalmente attratti dalle vicende terrene, i detti testi ci richiamano verità che stentiamo a farle diventare “vita della nostra vita”.
Eppure l’esistenza cristiana è un vivere ancorati nel mondo, ma rivolti al cielo.

“Vieni Signore Gesù”

Il libro dell’Apocalisse , che i già citati testi liturgici del tempo pasquale offrono alla nostra meditazione, invita a considerare l’esistenza terrena come un vivere che riceve la pienezza del suo senso dalla comunione con la vita divina, che possiamo usufruire fin da ora, ma che è destinata a svelarsi e a completarsi nella visione di Dio al momento della morte.
Significativo al riguardo, il brano con cui termina l’Apocalisse:
“L'angelo mi disse: «Queste parole sono vere e degne di fede. Il Signore, che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per far vedere, a quelli che lo servono, tutto ciò che deve accadere tra poco».
Gesù dice: «Io sto per venire. Beato chi prende a cuore il messaggio di Dio contenuto in questo libro!».
Io, Giovanni, ho udito e veduto queste cose. Dopo averle udite e vedute, mi inginocchiai ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate, per adorarlo.
Ma l'angelo mi disse: «Non farlo! Io sono un servitore di Dio come te e come i tuoi fratelli, i profeti che annunziano la parola di Dio, e come quelli che prendono a cuore il messaggio di questo libro. Inginòcchiati solo davanti a Dio.
Poi aggiunse: «Non tenere segreto il messaggio profetico di questo libro, perché il tempo è vicino.
I malvagi continuino pure a praticare l'ingiustizia, e gli impuri a vivere nell'impurità; chi fa il bene continui a farlo, e chi appartiene al Signore si consacri sempre più a lui.
«Io verrò presto e porterò la ricompensa da dare a ciascuno, secondo le sue opere.
Io sono il Primo e l'Ultimo, l'Inizio e la Fine, l'Origine e il Punto d'arrivo.
«Beati quelli che lavano i loro abiti nel sangue dell'Agnello: essi potranno cogliere i frutti dell'albero che dà la vita e potranno entrare nella città di Dio attraverso le sue porte.
Fuori i cani, i maghi, gli assassini, gli idolatri e tutti quelli che amano e praticano la menzogna.
«Io, Gesù, ho mandato il mio angelo a portarvi questo messaggio per le chiese. Io sono il germoglio e la discendenza di Davide, la splendida stella del mattino»
Lo Spirito e la sposa dell'Agnello dicono: «Vieni!». Chi ascolta queste cose dica: «Vieni!»,
Chi ha sete venga: chi vuole l'acqua che dà la vita ne beva gratuitamente!
Io, Giovanni, dichiaro questo a chiunque ascolta il messaggio profetico di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio lo colpirà con i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa al messaggio di questo libro profetico, Dio lo escluderà dall'albero che dà la vita e dalla città santa che sono descritti in questo libro.
Gesù conferma la verità di questo messaggio e dice: «Sì, sto per venire». Amen. Vieni, Signore Gesù!
La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen.”
Per comprendere bene questo bellissimo brano, con cui termina la Bibbia, si deve tener conto che il primo ed immediato destinatario del libro è un gruppo di persone che, nel giorno del Signore, la domenica, si è messo in atteggiamento di ascolto di Lui.
- Tale gruppo sta a rappresentare noi, comunità cristiana, soprattutto quando si raduna nel giorno del Signore per ascoltarne la voce ed incontrarlo.
- Tale ascolto stimola a riprendere i contatti con Gesù Cristo, ad approfondirlo e a svilupparlo fino a fare di Cristo il protagonista esplicito del suo dialogo (“Vieni, Signore Gesù” … “Si, vengo presto!”).
- Il gruppo sa di essere stato sciolto dai suoi peccati dall’amore di Cristo. Ma non avrebbe immaginato di poterlo contraccambiare con un amore tra uguali (il gruppo si sente “la Sposa”: “Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni!”).
- Il gruppo si è sentito inculcare con insistenza l’esigenza di imparare ad ascoltare lo Spirito che parla alla Chiesa.
- Ora si sente come ambientato nello Spirito, ha imparato il suo stile, si esprime in perfetta sintonia con Lui: lo “Spirito” e la “sposa” pregano insieme.
- L’impegno prolungato di ascolto della parola di Cristo ha rivelato al gruppo un altro aspetto della ricchezza di cui è oggetto da parte di Dio: ha scoperto il dono dell’Eucaristia e degli altri sacramenti, dono che opera sempre la bontà salvifica di Dio (“Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l’acqua della vita” [2,17]).
- Ora, che cosa deve fare il gruppo, al termine del giorno del Signore, quando la vita si ripresenterà nella sua cruda concretezza quotidiana?
La risposta si può trovare nel dialogo che è stato riportato citando le parole stesse dell’Apocalisse:
“L'angelo mi disse: «Queste parole sono vere e degne di fede. Il Signore, che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per far vedere, a quelli che lo servono, tutto ciò che deve accadere tra poco».
Gesù dice: «Io sto per venire. Beato chi prende a cuore il messaggio di Dio contenuto in questo libro!»” (22, 6-7).
- Parole che invitano a non dubitare: tutto il bene che, nel corso dell’esperienza domenicale, si è mosso in noi, è garantito dallo Spirito. Occorre, dunque, conservare vivo il messaggio che è stato assimilato, applicarlo nella vita e nella storia, senza attenuarne la portata, senza sottrarsi alla sua scomodità.
- Questo impegno faticoso, sarà tenuto in considerazione con la venuta di Gesù. Cristo non ignora la portata dell’impegno che chiede, né la fatica che ci costerà. Lui, che conosce cosa c’è negli uomini (Gv 2, 25), saprà valutare oggettivamente la loro condotta. Niente potrà sfuggire a Cristo:”Io verrò presto e porterò la ricompensa da dare a ciascuno, secondo le sue opere” (22, 12).
- Il cristiano non si dovrà perdere d’animo. Contrapposto, anche violentemente, al male, ha a sua disposizione l’efficacia della morte e risurrezione di Cristo. E sarà sua anche la Gerusalemme celeste, il paradiso: “Beati quelli che lavano i loro abiti nel sangue dell'Agnello: essi potranno cogliere i frutti dell'albero che dà la vita e potranno entrare nella città di Dio attraverso le sue porte”. (22, 14).
- Il cristiano è ancora nel crepuscolo del mattino; il giorno pieno sarà la realizzazione di Cristo in tutto e in tutti. E, intanto, Gesù significa speranza, slancio, freschezza, gioia, coraggio di rischiare, impulso a rimetterci all’inizio di ogni giorno in cammino, illuminati e guidati dalla sua luce (“Io sono il germoglio e la discendenza di Davide, la splendida stella del mattino” [22, 16]).
- Ma l’attenzione al presente, con l’impegno ad attuare la parola di Dio, rende più pungente il desiderio della venuta futura di Cristo. Anche perché il cristiano, vivendo in un mondo ingiusto, ha la sensazione di immensi spazi vuoti, che solo la presenza di Cristo potrà riempire. Anche a livello personale, egli sa di amare Cristo, ma si scopre ancora in cammino: vorrebbe amare meglio e di più. Ecco allora l’invocazione pressante: “Lo Spirito e la sposa dicono: vieni!”.
- Il cristiano accoglie, allora, con sorpresa e gratitudine, l’ultimo intervento dialogico di Gesù: “Gesù conferma la verità di questo messaggio e dice: «Sì, sto per venire” (22, 20).
È il messaggio conclusivo della Bibbia!
Nella concretezza della vita, il cristiano trova in tutti gli aspetti della realtà con cui viene in contatto, delle insufficienze; trova, talvolta, un ”meglio possibile”. Sentirà, comunque e sempre, la tensione tra il “già” e il “non ancora”.
Viene allora spontanea e si fa insistente l’invocazione: “Vieni!”. Ma il cristiano e la comunità portano sempre nel cuore un’espressione che spinge a continuare e infonde coraggio: “Si, vengo presto” (22, 20).

“L’amore del Cristo ci possiede” (2 Cor 5,14)

Cari fratelli e sorelle nel Signore!
Ho voluto farvi partecipi, all’inizio della lettera per il prossimo anno pastorale, delle riflessioni che mi hanno colpito, leggendo il brano finale dell’Apocalisse, per richiamare ancora una volta a me e per comunicare a voi ciò che conta, primariamente, nella nostra vita cristiana di ogni giorno:
il credere all’amore personale che Dio ha per ciascuno di noi;
il lasciarci possedere dall’amore di Cristo effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo;
il diffondere, attraverso l’impegno per la carità e la giustizia, la convinzione che esso può trasformare il cuore dell’uomo;
il tenere desta in noi la virtù della speranza nella vita oltre la morte.
Sono verità fondamentali da credere e da vivere, sia come singoli che come comunità, per non correre il rischio di dimenticare l’essenziale dell’essere cristiani.
Solo se ci lasciamo possedere dall’amore di Cristo possiamo essere comunità cristiane “credenti e credibili” e, così, contribuire, ciascuno con i propri doni e con le proprie capacità, all’edificazione di un mondo il più simile possibile all’ideale evangelico.
E così, l’amore di Cristo, che ci possiede, trabocca da noi e si riversa sugli altri.
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È nella luce di questa dinamica che dobbiamo considerare l’impegno concreto che ogni anno propongo alle parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali e che, vissuto insieme, ci aiuta a sentirci comunità diocesana e, nello stesso tempo, ci induce ad affrontare problemi pastorali particolarmente urgenti.
Negli ultimi due anni ho proposto, in sintonia con gli orientamenti pastorali dei Vescovi italiani, di rivedere il nostro impegno educativo nei confronti delle nuove generazioni che, con il battesimo, entrano a far parte della comunità cristiana.
Nella lettera per l’anno pastorale 2009 – 2010 (“In cammino con Gesù Maestro”) ho invitato a guardare a Gesù come Maestro di vita, ricordando i tre soggetti educativi il cui ruolo è fondamentale per la crescita della vita cristiana: la famiglia, la parrocchia, il sacerdote.
Nella lettera per l’anno pastorale 2010 – 2011 (“Un cuore in ascolto”) ho chiesto alle parrocchie di operare una revisione della catechesi per la prima comunione e cresima dei fanciulli e dei ragazzi.
Quest’anno ho ritenuto di portare la vostra attenzione alla celebrazione del sacramento del Battesimo, con tutte le sue conseguenze.
Si tratta di esplicitare ciò a cui ha già accennato nella lettera per il 2009 – 2010, dove scrivevo: “Recentemente sono venuto a conoscenza di una iniziativa molto interessante messa in atto da una parrocchia: un incontro con i giovani genitori per donare loro il ‘catechismo dei bambini’, approvato dai Vescovi italiani per sostenere il compito dei genitori nell’educare alla fede i figli fino all’inizio della catechesi parrocchiale. All’incontro iniziale ne sarebbero seguiti altri, o di gruppo o di coppia, guidati dal parroco”.
E aggiungevo: “Incoraggio questo tipo di esperienza, come anche incontri pedagogici per i genitori nelle scuole dell’infanzia o parrocchiali o legate in qualche modo alle parrocchie, giacché i genitori sono particolarmente disponibili a lasciarsi aiutare nel loro impegno educativo, quando i figli sono piccoli” (dal paragrafo: “Una famiglia per nascere”).
Quasi ovunque si fanno precedere alla celebrazione del battesimo uno o più incontri del parroco o di una catechista o di una coppia di sposi con i genitori del battezzando. Mi compiaccio di questo e chiedo a tutte le parrocchie di programmare ed attuare tale preparazione immediata alla celebrazione del battesimo.
Invito, ora, a riflettere sul periodo “post-battesimale”. Nella maggior parte dei casi i giovani genitori non hanno più contatti con la comunità parrocchiale e, di conseguenza, perdono la spinta ad offrire ai loro bambini una formazione specificatamente cristiana. Quando li inviano in parrocchia per la preparazione alla prima Comunione, spesso i fanciulli sono privi delle elementari conoscenze della fede cristiana e, di conseguenza, degli atteggiamenti di vita cristiana.

“Lasciate che i bambini vengano a me”

Chiedo ad ogni comunità parrocchiale, o a gruppi omogenei di parrocchie, l’impegno a concretizzare le modalità da seguire e i contenuti da trasmettere negli incontri in preparazione al sacramento del battesimo e dopo la celebrazione, per accompagnare nel cammino di fede e nell’opera educativa i giovani genitori e anche i padrini e le madrine.
Ricordo, al riguardo, il testo già citato del “catechismo dei bambini”, preparato dalla Conferenza episcopale italiana, con il titolo “Lasciate che i bambini vengano a me”. Esso è il testo base a cui ispirarsi per dare il primo annuncio del Signore ai bambini e per iniziarli alla vita della famiglia di Dio, che è la Chiesa.
È una proposta che va collocata all’interno di tutto il progetto del “catechismo per l’iniziazione cristiana” e che comprende gli altri volumi:
Io sono con voi
Venite con me
Sarete miei testimoni
Vi ho chiamati amici .
Per i genitori e per gli educatori, padrini e madrine, questo catechismo è strettamente collegato con il “catechismo degli adulti”, in cui troveranno dispiegato nella sua completezza l’annuncio della dottrina cristiana.
Siccome il “catechismo dei bambini” è stato preparato per persone che “vivono” normalmente un’atmosfera di vita cristiana, situazione che nella vita di oggi non è così diffusa (il Papa parla spesso di tempi in cui necessita una “nuova evangelizzazione”), offro alcune considerazioni sull’argomento “evangelizzare dentro il mondo di oggi”, tratte dal testo inviato dalla Santa Sede ai Vescovi che parteciperanno, nell’autunno 2012, al Sinodo dei Vescovi sul tema: “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”.
Esse sono certamente utili per l’impegno di accompagnamento dei giovani genitori nell’opera di educazione cristiana dei loro figli.
E sono anche utili per il ministero dell’evangelizzazione e della catechesi in generale.

La nuova evangelizzazione

Leggiamo nel citato documento: “Con il programma della nuova evangelizzazione la Chiesa vuole introdurre nel mondo di oggi e nell’odierna discussione la sua tematica più originaria e specifica: l’annuncio del Regno di Dio, iniziato in Gesù Cristo. Non c’è situazione ecclesiale che si possa sentire esclusa da un simile programma: le antiche Chiese cristiane, con il problema del pratico abbandono della fede da parte di molti; le nuove Chiese, alle prese con percorsi di inculturazione che chiedono continue verifiche per riuscire non solo a introdurre il Vangelo, che purifica ed eleva quelle culture, ma soprattutto ad aprirle alla novità del Vangelo; più in generale, tutte le comunità cristiane, impegnate nell’esercizio di una cura pastorale che sembra sempre più difficile da gestire e corre il rischio di trasformarsi in una routine poco capace di comunicare le ragioni per le quali è nata.
Nuova evangelizzazione è allora sinonimo di missione; chiede la capacità di ripartire, di oltrepassare i confini, di allargare gli orizzonti. La nuova evangelizzazione è il contrario dell’autosufficienza e del ripiegamento su se stessi, della mentalità dello ‘status quo’ e di una concezione pastorale che ritiene sufficiente continuare a fare come si è sempre fatto. … È tempo che la Chiesa chiami le proprie comunità cristiane ad una conversione pastorale in senso missionario della loro azione e delle loro strutture” .
Espressioni forti che ci invitano a fare un serio esame di coscienza circa il nostro impegno pastorale, richiamando alcune urgenze e ricordando alcuni principi che devono essere tenuti presenti nella trasmissione della fede in un mondo che cambia.

a) Alcuni “scenari” della nuova evangelizzazione.

La “nuova evangelizzazione” richiede di “saper leggere e decifrare i nuovi scenari che in questi ultimi decenni sono venuti creandosi dentro la storia degli uomini, per abitarli e trasformarli in luoghi di testimonianza e di annuncio del Vangelo” (n. 6).
Uno scenario, che scorgiamo anche quando consideriamo le nostre comunità parrocchiali, è caratterizzato dalla mentalità secondo cui si può immaginare la vita del mondo e dell’umanità senza riferimento a Dio. Tale “morte di Dio” cede facilmente il posto ad uno “sterile culto dell’individuo”.
Un altro scenario è costituito dal grande fenomeno migratorio, presente anche nei nostri paesi. Da esso deriva un incontro e una varietà di confluenze delle culture che le nostre società non conoscevano da secoli, con il rischio di diminuire o di bloccare la ricerca della verità, ritenendo che sia sufficiente un qualsiasi rapporto ad una tradizione religiosa.
Non bisogna dimenticare lo scenario che va seguendo in modo sempre più determinante la vita delle persone: è la sfida che viene dai mezzi di comunicazione sociale che rischia di sminuire il valore dell’esperienza, della riflessione, del pensiero.
I ricordati problemi dell’uomo d’oggi, che possono ingenerare nelle nostre comunità cristiane un atteggiamento di paura e di difesa, non inaridiscono il bisogno religioso e la domanda di spiritualità presenti nell’animo umano, ma influiscono sul modo con cui gli uomini di oggi esprimono il loro senso religioso. Di questo fatto deve tenere conto la nuova evangelizzazione, evidenziando come il Vangelo illumina i grandi problemi della storia.


b) L’incontro e la comunione con Cristo: fine della trasmissione della fede.
Se la “nuova evangelizzazione” è sinonimo di “missione”, cioè di annuncio del Vangelo nei nuovi scenari che si sono venuti a creare dentro la storia degli uomini, non bisogna dimenticare che il Vangelo da proclamare è una persona: Gesù Cristo. Egli è la parola definitiva di Dio, fatto uomo, e che porta a far esperienza del Padre nello Spirito Santo (cfr. Ef. 2,18). Si ricordi, al riguardo quanto scrive Benedetto XVI nell’enciclica “Deus caritas est”: “all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, cha dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” .
E non bisogna neppure dimenticare che non si può trasmettere ciò che non si crede e non si vive: “Non si può trasmettere il Vangelo senza avere alla base uno “stare” con Gesù, un vivere, nello Spirito, con Gesù, l’esperienza del Padre” . Questa verità deve essere tenuta ben presente da tutti i componenti delle comunità cristiane, chiamati a trasmettere la fede che essi vivono, celebrano, professano e testimoniano. Tale impegno suppone, evidentemente, una maggiore consapevolezza dell’importanza della parola di Dio, della centralità dell’Eucaristia, della necessità dell’amore fraterno vissuto nella comunità e testimoniato in ogni ambiente di vita.

c) Lo stile della proclamazione della fede.
È necessario, dunque, un nuovo slancio nell’annuncio del vangelo.
È indispensabile, pure, un nuovo stile nella testimonianza della nostra fede.
Uno stile che, stimolando il dialogo con gli altri uomini, aiuti a percepire che cosa i cristiani possono offrire al mondo come dono, che cosa possono condividere, che cosa possono assumere, su quali elementi, invece, è giusto resistere.
“Si tratta, come cristiani, di imparare un nuovo stile, di rispondere «con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (1 Pt 3, 16), con quella forza mite che viene dall’unione con Cristo nello Spirito e con quella determinazione di chi sa di avere come meta l’incontro con Dio Padre, nel suo Regno”.
È questo lo stile che il mondo ha diritto di trovare nelle comunità cristiane. Uno stile comunitario e personale, secondo quanto scrive Paolo VI nell’esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi”: «Accanto alla proclamazione fatta in forma generale del Vangelo, l’altra forma della sua trasmissione, da persona a persona, resta valida ed importante” .
Questo stile nuovo aiuta la comunità cristiana ad evitare una rigida chiusura in se stessa e la spinge a continuare ad essere presente “in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” , per animare la vita e indirizzarla a Cristo.

d) Strumenti per la trasmissione della fede: catechesi e catecumenato.
Il Concilio Vaticano II ha rilanciato il catecumenato come modello per la trasmissione della fede. Il catecumenato, come periodo di preparazione al battesimo degli adulti, non è una semplice esposizione di dogmi e di precetti, ma una formazione a tutta la vita cristiana e un tirocinio debitamente esteso nel tempo, mediante i quali i discepoli vengono in contatto con Cristo e sono introdotti nella vita di fede, nella celebrazione della liturgia, nell’esercizio della carità.
Mediante, poi, i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia, essi vengono liberati dal peccato e inseriti in Cristo e nella Chiesa. Tale percorso è detto “iniziazione cristiana” e non deve essere opera soltanto dei catechisti e dei sacerdoti, ma di tutta la comunità dei fedeli, sicché i catecumeni avvertano, fin dall’inizio, di appartenere al popolo di Dio, alla cui vitalità essi pure devono contribuire con la testimonianza della loro vita.
La riassunzione del catecumenato ha stimolato la Chiesa ad assumere tale forma di trasmissione della fede come modello per la catechesi, cosicché essa non si limita più ad un puro insegnamento di formule, ma è impostata come processo di trasmissione del Vangelo. Al riguardo, così scrive il Direttorio generale per la catechesi: “La catechesi di iniziazione, essendo organica e sistematica, non si riduce al meramente circostanziale od occasionale; essendo formazione per la vita cristiana, supera – includendolo – il mero insegnamento; ed essendo essenziale, mira a ciò che è “comune” per il cristiano, senza entrare in questioni discusse, né trasformarsi in indagine teologica. Infine, essendo iniziazione, incorpora nella comunità che vive, celebra e testimonia la fede. Realizza, pertanto, allo stesso tempo, compiti d’iniziazione, di educazione e d’istruzione. Questa ricchezza, inerente al Catecumenato degli adulti non battezzati, deve ispirare le altre forme di catechesi”.

e) Iniziare alla fede; educare alla verità sull’uomo
L’assunzione dello stile catecumenale nella catechesi non esclude, anzi ci pone spesso dinanzi a fanciulli, a ragazzi e a genitori che necessitano ancora di vivere una vera conversione alla fede. Prendendo atto di questa situazione, la Chiesa si è trovata di fronte all’urgenza di cercare nuove strade per la proposta della fede cristiana. È nato, così, lo strumento del ”primo annuncio” inteso come proposta esplicita del contenuto fondamentale del messaggio cristiano. È questo un modo con cui la “nuova evangelizzazione” fa rivedere gli itinerari abituali di educazione alla fede.
Occorre, in ogni modo, ricercare ancora altre forme e altri strumenti per elaborare discorsi su Dio, che sappiano intercettare le attese e le ansie degli uomini di oggi, mostrando loro come Cristo sia il dono a cui ogni uomo anela come compimento della sua ricerca di senso e della sua sete di verità.
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La carenza di un discorso su Dio, che si nota in tanti che si presentano ai percorsi catechistici, è accompagnata, spesso, dalla carenza di un discorso sull’uomo, per cui si assiste all’incapacità di offrire alle nuove generazioni dei veri valori che danno fondamento alla vita. Di conseguenza, l’educazione tende a ridursi alla trasmissione di determinate abilità o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni, colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere.
In un simile contesto, l’impegno della Chiesa per educare alla fede, assume anche il ruolo di una collaborazione per ricordare lo scopo essenziale dell’educazione, che è la formazione della persona secondo determinati valori, per renderla capace di vivere in pienezza e di dare il proprio contributo al bene della società.
La tradizione educativa e le risorse pedagogiche della Chiesa potranno essere di valido aiuto ai genitori, agli insegnanti, alla società, contribuendo, così, a salvaguardare il rispetto della vita, la giusta visione della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali.

f) Evangelizzatori ed educatori perché testimoni
Qualsiasi progetto di “nuova evangelizzazione”, di trasmissione della fede, nell’attuale emergenza educativa, esige uomini e donne che con la loro condotta di vita diano forza all’impegno evangelizzatore che vivono; esige educatori che sappiano essere testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori sui quali è possibile fondare l’esistenza personale e il vivere sociale.
Questo comporta l’impegno, per la comunità cristiana, di assistere e formare tante persone che si dedichino ai compiti di evangelizzazione e di educazione (presbiteri, catechisti, educatori, insegnanti, genitori), nonché a ricercare nuove forze che si affianchino a quelle già esistenti. Tale sostegno non dovrà ridursi ad una pura preparazione tecnica, ma comporterà anzitutto una formazione spirituale.

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La nostra rinnovata azione pastorale: non peso, ma impegno che produce gioia e speranza, nel riconoscimento di dover essere sempre salvati da Cristo.
Cari fratelli e sorelle, mi auguro che le note a voi trasmesse sotto il titolo “la nuova evangelizzazione” e tratte dal documento preparatorio del prossimo Sinodo dei Vescovi non abbiano procurato in voi un senso di abbattimento spirituale di fronte alla costatazione delle difficoltà che il mondo di oggi crea alla nostra azione pastorale. Auspico che esse ci servano a rivedere e rinnovare tale nostra azione, in particolare quella rivolta ai genitori che chiedono il battesimo per i loro figli, per renderla sempre più efficace, secondo quanto desiderava Giovanni Paolo II, quando, nella Lettera apostolica, inviataci alla conclusione dell’anno santo del 2000, così scriveva: “Nuova evangelizzazione significa riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall'ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9,16).
Questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà, che non potrà essere demandata ad una porzione di « specialisti », ma dovrà coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio. Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé, deve annunciarlo. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale impegno quotidiano delle comunità e dei gruppi cristiani”.
La nostra rinnovata azione pastorale non deve mostrarsi come un peso ulteriore da portare, ma come un farmaco capace di ridare gioia e speranza all’ambiente che ci circonda.
Tale gioia e speranza saranno percepite come autentiche dalle persone se saranno accompagnate dall’umile riconoscimento delle infedeltà e delle pigrizie che emergono nelle nostre comunità, come conseguenza di momenti di fatica e stanchezza nel nostro compito di annuncio.
“Il coraggio di riconoscere le colpe; la capacità di continuare a testimoniare Gesù Cristo mentre raccontiamo il nostro continuo bisogno di essere salvati, sapendo che – come ci insegna l’apostolo Paolo – possiamo guardare le nostre debolezze perché in questo modo riconosciamo la potenza di Cristo che ci salva (cf. 2 Cor 12, 9; Rm 7, 14s); l’esercizio della penitenza, l’impegno in cammini di purificazione e la volontà di riparare le conseguenze dei nostri errori; una solida fiducia che la speranza che ci è stata donata «non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5) sono anch’essi frutto di una trasmissione della fede, di un annuncio del Vangelo che in primo luogo non smette di rinnovare i cristiani, le loro comunità, mentre porta al mondo il Vangelo di Gesù Cristo”.
Maria, la Madre di Cristo, che è stata invocata come Stella della “nuova evangelizzazione” aiuti la nostra Chiesa diocesana a vivere in atteggiamento di supplica allo Spirito di Gesù risorto, per essere sostenuta nel percorrere le vie della nuova evangelizzazione.

Comunicazioni “cuore a cuore”

Ed ora, come anche negli anni precedenti, alcune comunicazioni che ritengo importante manifestarvi come espressione del mio affetto e della mia sollecitudine pastorale nei confronti della Diocesi.
A dieci anni dalla mia presenza in Diocesi, mentre ringrazio il Signore per avermi posto accanto a voi, sul vostro cammino verso il Signore, avverto pure i miei limiti. Chiedo perdono a Dio dei miei peccati e scusa a voi per le mie mancanze. Vorrei vivere gli anni che il Signore ancora mi concederà al vostro servizio in spirito di profonda comunione; comunione che chiedo anche a voi tutti, richiamando le seguenti esortazioni rivolte da S. Ignazio di Antiochia ai cristiani di Magnesia: “Cercate di essere ben saldi nella dottrina del Signore e degli apostoli, perché riesca tutto quello che fate per la vita del corpo e dello spirito nella fede e nella carità, nel Figlio, nel Padre e nello Spirito Santo all’inizio e alla fine, insieme con il vostro Vescovo, con la corona spirituale del vostro presbiterio e con i diaconi … Siate sottomessi al Vescovo ed anche gli uni agli altri, come Gesù Cristo in quanto uomo, fu sottomesso al Padre e gli apostoli a Cristo, al Padre e allo Spirito Santo”.

a. Corso quadriennale di teologia
Dopo lunghi mesi di preparazione, è pronto il programma del corso quadriennale di teologia per tutti, in modo speciale per i più stretti collaboratori nelle comunità parrocchiali. Esso si terrà in quattro luoghi della diocesi, così da coinvolgere un grande numero di partecipanti. Ritengo che esso rappresenti una risposta alle esigenze sopra ricordate di preparare persone sempre più capaci di operare per la “nuova evangelizzazione”.
Esorto i parroci ad incoraggiare i loro parrocchiani a parteciparvi con impegno.

b. Il “nuovo ‘Ricre’ S. Giuseppe Marello”
Entro l’anno 2011 la Ditta appaltatrice dei lavori assicura di terminare la costruzione del “Nuovo Ricre”, che vogliamo intitolare a San Giuseppe Marello, in ricordo della sua intensa, anche se breve, opera pastorale, svolta come Vescovo di Acqui.
Il “nuovo Ricre” è una realizzazione a carattere caritativo (centro di ascolto, mensa per i poveri, distribuzione di viveri e di indumenti, luogo di prima ed urgente accoglienza …) e sociale (alcuni appartamenti da affittare a costi calmierati, soprattutto a beneficio delle giovani coppie di sposi). Esso è a disposizione di tutta la Diocesi e richiederà un coordinamento più efficace tra tutte le forze che, nelle comunità parrocchiali, operano nel campo della carità.
Il “nuovo Ricre” è un’opera particolarmente impegnativa per il centro Diocesi, ma lo ritengo un “segno” di carità che rende più attraente la professione della nostra fede. Chiedo a tutta la Diocesi di porre particolare attenzione a tale “segno”.

c. Rinnovo degli organismi diocesani di partecipazione; Uffici pastorali; Centro diocesano di pastorale giovanile; pre-Seminario.
Entro l’anno solare in corso dovranno essere rinnovate le cariche di coloro che, nei vari organismi diocesani (Zone pastorali, Consigli, Uffici) operano a servizio più diretto della Diocesi. Saranno date, a tempo debito, le indicazioni precise sul modo di procedere per il rinnovo. Fin da ora ricordo l’importanza della “rotazione” negli incarichi e lo spirito con cui devono essere vissuti: il servizio e la collaborazione.
Dal mese di maggio scorso la sede dell’ufficio diocesano di pastorale giovanile è stata trasferita presso l’Oratorio Don Bosco di Nizza Monferrato, con l’auspicio che esso, dotato di una sede idonea, possa favorire, soprattutto attraverso lo strumento della “Consulta diocesana di pastorale giovanile”, un coordinamento più efficace ed un lavoro più qualificato per la trasmissione della fede alle nuove generazioni.
Dal prossimo anno pastorale cambieranno sede gli Uffici pastorali: dal Seminario maggiore (che è stato concesso in affitto, in vista dell’utilizzazione come “ostello”) al Seminario minore, accanto all’Ufficio già ivi esistente della “Caritas”. Gli utenti di tali uffici potranno usufruire del parcheggio a disposizione nel cortile dello stesso Seminario.
Un settore del Seminario maggiore (la Cappella e alcuni locali annessi potranno sempre essere utilizzati su richiesta del Vescovo) è stato riservato come luogo di accoglienza per i nostri seminaristi quando ritornano in Diocesi e soprattutto per il periodo riservato alla riflessione riguardante il discernimento offerto ai giovani che si preparano all’ingresso in Seminario, come richiesto dallo Statuto approvato dalla Santa Sede per il Seminario interdiocesano di Valmadonna. Tale luogo sarà, per la Diocesi, un segno concreto dell’urgenza della pastorale vocazionale, che la comunità diocesana realizza anche con l’aiuto del Centro Diocesano Vocazioni.

d. Sassello e S. Giulia di Dego: centri di irradiazione per una “misura alta della vocazione cristiana”
Dopo la beatificazione (25 settembre) di Chiara Badano, a Sassello continuano ininterrottamente i pellegrinaggi alla tomba della beata. Un’associazione, sorta nella parrocchia, è a disposizione per accogliere i pellegrini; accanto ad essa opera un gruppo appartenente al “Movimento dei focolari”.
La restaurata casa canonica di S. Giulia di Dego sarà a disposizione, a partire dal prossimo anno pastorale, per accogliere singole persone (soprattutto giovani) o coppie di coniugi che intendono trascorre lassù un periodo di riflessione e di preghiera.
Grazie alle suddette organizzazioni e strutture, le nostre due giovani beate, Teresa Bracco e Chiara Badano, continueranno ad essere “luce” che attira a Cristo.

e. Anniversario della dedicazione della Cattedrale e missione popolare diocesana
Permettetemi di concludere queste comunicazioni “cuore a cuore” con l’accenno, già espresso in precedenza, ad un sogno che vado da tempo coltivando: una “missione popolare”, da farsi in tutte le parrocchie della Diocesi, che coinvolga i parrocchiani stessi, in occasione del 950° anniversario della dedicazione della Cattedrale (2017) e in concomitanza con la terza Visita pastorale (se il Signore mi concederà di realizzarla). Potrebbe essere un modo di realizzare l’auspicio di Paolo VI: “Possa il mondo del nostro tempo … ricevere la Buona Novella … da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita, affinché il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo” .
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Affido desideri, speranze e preoccupazioni all’intercessione di Maria, “stella della nuova evangelizzazione”, di San Guido, nostro patrono e degli altri santi, beati, servi di Dio della nostra Diocesi.




NOTA BENE

Per approfondire le tematiche accennate nella presente Lettera, si possono leggere con frutto i seguenti documenti:
• Lettere encicliche di Benedetto XVI: “Deus caritas est”; “Spe salvi”
• ‘Lineamenta’ in vista del Sinodo dei Vescovi del 2012: “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”
• Direttorio generale per la catechesi (15 agosto 1997), a cura della Congregazione per il Clero.
• Enzo Biemmi, Il secondo annuncio, Ed. Dehoniane, Bologna, 2011 (il libro è pervaso dalla convinzione che questo tempo di “crisi” è un tempo carico della chiamata dello Spirito alla Chiesa per un nuovo inizio: la grazia di ricominciare)




PREGHIERA A MARIA, STELLA DELL'EVANGELIZZAZIONE



O Maria, al mattino della Pentecoste,
Tu hai sostenuto con la preghiera
l'inizio dell'evangelizzazione,
intrapresa dagli apostoli
sotto l'azione dello Spirito Santo.
Con la tua costante protezione
continua a guidare anche oggi,
in questi tempi di apprensione e di speranza,
i passi della Chiesa che,
docile al mandato del suo Signore,
si spinge con la "lieta notizia" della salvezza
verso i popoli e le nazioni di ogni angolo della terra.
Orienta le nostre scelte di vita,
confortaci nell'ora della prova,
affinché, fedeli a Dio e all'uomo,
affrontiamo con umile audacia
i sentieri del mondo,
per recare alla mente ed al cuore di ogni persona
l'annuncio gioioso di Cristo Redentore dell'uomo.
O Maria, Stella dell'Evangelizzazione, cammina con noi!
Amen.

Giovanni Paolo II




Acqui Terme, 8 luglio 2011,
solennità di San Guido, patrono della Diocesi



 Pier Giorgio Micchiardi
Vescovo di Acqui
 

                                       X Pier Giorgio Micchiardi  Vescovo


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